“I trust in myself, the National Squad is my goal”

foto intervista gb

Manolo Gabbiadini a tutto tondo. Su se stesso, sulla Sampdoria terza in classifica grazie ai suoi gol, sulla Nazionale da conquistare. “Devo credere ancora di più nei miei mezzi ed osare. Me lo dicono tutti, compreso il mio procuratore Silvio Pagliari, che ha sempre creduto in me fin da quando ero un ragazzino”. L’attaccante bergamasco della Player Management si è confessato sulle pagine della Gazzetta dello Sport con G.B. Olivero.

Sapersi accontentare senza accontentarsi mai: Manolo Gabbiadini ha tanti talenti, ma questo è speciale. Manolo è il trionfo della semplicità, è il gusto per le cose belle e vere della vita, è un passo dopo l’altro. Manolo è il coraggio del silenzio in un mondo in cui tutti urlano. È la visita a una mostra in centro a Genova nel giorno di riposo. È la bella casa luminosa a due passi da Bogliasco, con una grande terrazza e il barbecue pronto per gli amici. È Martina, studentessa di moda ed elegante dentro, che lo guarda e lo rassicura senza bisogno di gesti eclatanti. E’ uno stile di vita in cui fare conta più di parlare, in cui una stretta di mano non è un gesto banale, in cui una passeggiata in riva al mare nel primo lunedì di ottobre basta e avanza per sorridere ed essere felici. Manolo sceglie il vino, consiglia il menù («Va bene il pesce, ma qui la focaccia al formaggio è obbligatoria»), si gode il sole e, mentre qualcuno azzarda un tuffo, per una volta si apre. «Tutti mi dicono “Manolo, racconta chi sei. Manolo, è il momento giusto per parlare”. Ma io sono fatto così: sono chiuso, non mi interessa apparire. Non sono nemmeno capace di esultare tanto: se preparassi una scenetta, non riuscirei a metterla in pratica. Quando la palla entra in rete, sono istintivo. A volte non festeggio nemmeno. Anche perché sono esigente con me stesso, molto esigente: quindi, se segno, voglio segnare di più. Altra cosa: io sono cocciuto. Prima di dare retta a qualcuno ci metto un po’. Prima di fare una cosa devo convincermi che sia giusta».

Manolo, a proposito di cose giuste: dovrebbe essere convocato in Nazionale?
«Sarebbe bellissimo. E speravo già di essere convocato per queste due partite. Ma passa tutto da quello che riuscirò a fare con la Sampdoria. Ci sono tanti altri attaccanti bravi. Però tra un mese, alla prossima convocazione, mi piacerebbe davvero esserci: è un obiettivo».

Conte non guarda alla maglia che si indossa, ma solo al rendimento.
«E infatti io voglio segnare e vincere con la Sampdoria. Finora ho fatto tre gol in quattro partite e siamo terzi. Se batteremo una grande squadra, significherà che siamo davvero competitivi».

Che consigli le dà Mihajlovic?
«Vuole che sia più cattivo. E io so di dover leggere meglio i momenti e le situazioni in area di rigore».

Sulle punizioni ha mai sfidato il suo allenatore?
«No, mai. Il mister mi dà qualche suggerimento, ma poi devo pensarci io. Non posso copiare lui o altri. Ognuno ha il suo metodo. Per me è importante che il portiere non sappia cosa aspettarsi: il vero segreto è non dare un’identità al tuo tiro. E poi cambio in base al numero di giocatori in barriera, alla distanza e alla angolazione. A proposito, la bomboletta è stato un grande aiuto: adesso la barriera di solito sta alla distanza giusta».

Quali erano i suoi modelli?
«A parte Juninho, mi piaceva molto come calciava Pierre Van Hooijdonk, l’olandese che ai tempi del Feyenoord segnò contro la Juve. Adesso Pirlo è il più bravo. Io sto cercando di perfezionare la “maledetta”: ogni tanto mi esce bene, ma devo essere molto lontano dalla porta altrimenti la palla non si abbassa in tempo».

Le piace partire da destra?
«Il mio ruolo preferito è quello di prima punta: dal centro posso andare dappertutto. Però mi trovo bene anche a destra».

Cosa ha imparato di recente?
«A credere di più nei miei mezzi: devo osare di più. Non l’ho fatto prima forse perché amo il basso profilo, perché la squadra viene prima di me e non volevo esagerare. Ma in fondo alla Samp può servire che io rischi qualche giocata. Me lo dicono tutti: l’allenatore, i compagni, il mio procuratore Silvio Pagliari che ha creduto in me fin da quando ero un ragazzino».

Qual è il segreto di Mihajlovic?
«Tatticamente è molto preparato. È pignolo, sa come prenderci, c’è empatia. Ci spiega che senza la testa giusta non si va da nessuna parte. Pretende grande attenzione e ogni tanto ci motiva così: “Se volete un giorno libero in più, vi basta vincere: andate a prendervelo”. Di solito funziona».

Com’è il presidente Ferrero visto da vicino?
«Un gran lavoratore. Tiene molto alla Sampdoria, ci trascina con il suo entusiasmo. Personaggi come lui fanno bene al calcio».

Manolo, lei è troppo buono?
«Io sono così. Ho questa testa e questo cuore qui».

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