“I am a central striker”

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L’aveva già detto e l’ha ribadito. “Mi sento una prima punta”. Di questo e molto altro Manolo Gabbiadini ha parlato al Secolo XIX mentre è in ritiro a Bardonecchia.

I ritiri. “Come tutti i ritiri. Si suda, si fa fatica. Si mette benzina nelle gambe. Non ho un bel rapporto. Per carità, non perché si corre tanto o si fa fatica, è un aspetto della mia professione. Ma per la sua noiosa monotonia. Mangi, ti alleni, ti riposi. Mangi, ti alleni, ti riposi… hai pochi momenti per staccare. E anche se oggettivamente due settimane passano presto, a me sembrano interminabili. Ho sempre avuto un difensore come compagno di stanza nei ritiri. Ora Gastaldello, a Bergamo Lucchini, a Bologna Motta. A Cittadella, invece, Foscarini ci faceva ruotare”.

La cattiveria. “Voglio essere più cattivo. Mi rendo conto che da quel punto di vista devo migliorare ancora parecchio. Nello stesso tempo mi dico che la personalità del giocatore rispecchia sostanzialmente quella dell’uomo. Io nella vita di tutti i giorni non sono cattivo, anzi sono tranquillo e semmai poco smaliziato. Il dna non si può cambiare, però ci si può lavorare. Non voglio diventare “cattivo” nel quotidiano, ma in campo sì. E ci sto provando, anche se non ci sono esercizi specifici da seguire. È una cosa di testa, l’allenamento sul campo in questo caso conta poco”.

Il ruolo. “La verità è che ritengo che il mio ruolo sia quello della punta… punta! Ma penso di aver già dimostrato di sapermi adattare e di non aver nessun problema nel farlo. Mi sento più portato al gioco della punta centrale, mi piace giocare sulla linea della difesa, mi piace andare in profondità. Sono movimenti naturali per me. Attenzione però: non cerco alibi. Non dico che se avessi giocato da punta centrale, l’anno scorso avrei fatto 20 gol”.

Comproprietà. “C’è stato un mese di tempo per parlare del mio contratto. E si cercava di fare il possibile per me. Io e il mio procuratore abbiamo tentato di farlo. Mi sembra normale. Mi sarebbe piaciuta una soluzione definitiva e volevo capire quanto ero desiderato, quanto mi volevano Samp e Juve, quanto volevano spendere per me. Siamo arrivati quasi all’ultimo giorno, ma attenzione: non volevo provocare le buste o creare problemi economici alla società. Volevo solo capire. Lo capirò tra un anno. Le compartecipazioni non esistono più”.

La Samp e la nuova stagione. “Il nuovo Presidente lo vedo molto carico. Spero che tutta questa carica gli resti addosso tutto l’anno. Perché ne avremo veramente bisogno tutti. Mihajlovic ha tanta voglia di far bene, sa toccare i punti giusti per stimolarci e motivarci. Vietate distrazioni. Il mercato? In Italia ormai si fa nelle ultime ore. Almeno questa è stata l’abitudine delle ultime stagioni. Manca quasi un mese e mezzo alla fine. E in ogni caso, se il gruppo resterà questo, non sarà un fattore negativo. Non sarà una passeggiata, ma se ce la mettiamo tutta, possiamo dire la nostra contro chiunque. Lo abbiamo dimostrato nella scorsa stagione”.

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