Empoli and Serie A: Bellusci speaks to Goal.com

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Intervistato da “Goal”, Bellusci si racconta, tra un simpatico aneddoto, il passato in Inghilterra, il presente ed il futuro con la maglia dell’Empoli. Di seguito i punti salienti dell’intervista.

Dove poteva “rinascere” se non ad Empoli uno che gli amici han soprannominato Recoba? Già perché, che ci crediate o no, qualche tempo fa Giuseppe Bellusci del Chino aveva la stessa acconciatura e, ancor più incredibile, da ragazzo giocava nel suo ruolo: “È vero – ci racconta – da giovane giocavo trequartista e assomigliavo a Recoba, purtroppo solo esteticamente e molto poco tecnicamente (ride, ndr). Capita che un giorno faccio un goal da centrocampo come quello che il Chino fece qui a Empoli (25 gennaio 1998 Empoli-Inter 1-1, ndr) e da allora tutti a chiamarmi Recoba”.

Ne è passata di acqua sotto i ponti da allora, il giovane Beppe è maturato, è diventato anche papà di una bellissima bimba e dopo il biennio in Inghilterra è tornato a casa con propositi bellicosi: “Quando si è prospettata l’ipotesi Empoli non ci ho pensato due volte, sia perché la situazione a Leeds non era più quella del primo anno, sia perché sarei tornato in Serie A e avrei potuto dimostrare di essere maturato come calciatore e come uomo. Già, perché al di là di come sia finita, l’avventura inglese mi ha fatto crescere sotto il profilo umano e come calciatore. Lì la tattica conta davvero poco e allora ti devi arrangiare, impari a giocare da singolo, nell’uno contro uno, in spazi enormi. Per un difensore italiano è un incubo, ma poi devi abituarti”.

E probabilmente questa differenza culturale è un incubo anche per gli allenatori italiani che stanno cercando fortuna in Prermier o in Championship: “È normale che trovino delle difficoltà – continua – perché laggiù l’aspetto tattico è un dettaglio, ogni volta che giochi è un enorme punto di domanda, non conosci gli avversari, non sai nemmeno con che modulo giocheranno, vai in campo al buio. È veramente una questione culturale perché nelle giovanili fanno solo pallone, poi arrivano in prima squadra e – appunto – non sanno giocare di squadra. Immagino che per un allenatore italiano sia veramente difficile trasmettere le proprie idee e riuscire a farsi ascoltare. C’è però chi ci riesce: penso al Middlesbrough dello scorso anno, una squadra molto ben organizzata, merito del suo allenatore straniero (l’ex Real Madrid Karanka, ndr). Secondo me, al di là delle normali difficoltà iniziali, farà bene anche quest’anno in Premier”.

Questa l’Inghilterra in campo, ma fuori… “Potessi, in Italia porterei l’ambiente che si respira negli stadi inglesi. E non solo in Premier: alle nostre partite venivano 25-30mila spettatori. Famiglie intere a godersi lo spettacolo. Non so perché non si riesca a fare altrettanto anche in Italia, mi sono chiesto tante volte il motivo, ma non riesco a darmi una spiegazione”. Non che ad Empoli manchi la passione: “Questo è un ambiente straordinario, perché unisce i vantaggi di un clima familiare, sereno, a quelli che assicura una società organizzata in maniera estremamente professionale. Qui è come nei grandi club, devi solo pensare a giocare”.

E checché ne dica la classifica – condizionata anche da un calendario molto complicato – l’Empoli lo fa molto bene: “Chi ha visto le nostre partite non può non ammettere che abbiamo raccolto molto meno di quanto meritassimo. Penso alla gara di Udine, persa nonostante numerose occasioni create, o al secondo tempo di Roma contro la Lazio, dove abbiamo attaccato in maniera forsennata. Poi non dimentichiamoci che abbiamo già incontrato Inter e Juventus. Abbiamo anche costretto il Toro al pari in casa sua, dove recentemente la Roma e la Fiorentina hanno perso. Quindi non c’è da preoccuparsi, perché siamo sulla strada giusta, dobbiamo solo continuare a lavorare e magari cercare di essere più concreti e cinici”.

E a proposito del difficile inizio, diciamo che il calendario ha dato il bentornato a Bellusci: “Già – risponde con un amaro sorriso – mi ha fatto subito “assaggiare” Icardi e Higuain, due degli attaccanti migliori al Mondo. Chi vorrei sempre nella mia squadra? Sono entrambi forti, ma scelgo Higuain perché non si possono dimenticare i 36 goal realizzati l’anno scorso. Poi lui gioca in una Juve consolidata, che ha un’incredibile consapevolezza della propria forza, l’Inter ha una rosa qualitativamente eccezionale, ma gioca ancora poco di squadra. De Boer, però, mi ha fatto un’ottima impressione e credo che se gli daranno il tempo che merita, riuscirà a fare un ottimo lavoro”.

Come quello che il “novizio” Martusciello sta facendo ad Empoli: “Il mister non sembra affatto alla prima esperienza in panchina, è estremamente preparato, cura ogni dettaglio. In più mi piace perché trasmette la serenità di un ambiente che conosce benissimo ed è uno trasparente, diretto, cosa che ormai non è più molto frequente nel nostro mondo. Il fatto di conoscere la società e la sua filosofia, lo avvantaggia ovviamente, ma lui ha costruito un gruppo ben assortito, un mix tra giovani e più esperti molto affiatato”.

E fidatevi di Beppe, uno che ha più di 100 presenze in Serie A, è diventato una colonna della difesa dell’Empoli, ma già studia da direttore sportivo a giudicare da come studia e relaziona i giocatori, anche quelli avversari: “Sarebbe facile citare Higuain, Icardi e Dybala, ma mi hanno impressionato anche due ragazzi che secondo me hanno grande qualità: parlo di De Paul, trequartista dell’Udinese, e Boyé, attaccante del Torino (entrambi argentini rispettivamente classe ’94 e ’96, ndr). Devono ancora capire un po’ il calcio italiano, ma secondo me hanno tutto per imporsi anche qui”.

Tornando al calcio italiano, domenica un’altra sfida difficile attende Bellusci e compagni: “Il Ferraris è uno stadio molto caldo, poi Juric è uno che fa giocare bene le sue squadre e chiede grandissima intensità ai suoi. Il Genoa è in un buon momento, noi abbiamo avuto qualche giocatore in nazionale e qualcun altro lo stiamo recuperando, in ogni caso – come dicevo prima – ho grande fiducia in questo gruppo perché ha valori tecnici e umani importanti. Bisogna stare uniti, lavorare duro e sono convinto che così facendo arriveranno anche i risultati”.

E chissà che a questo non contribuisca bomber Chino Bellusci: “Sì, magari – sorride – uno l’ho già fatto (nella vittoria contro il Crotone, ndr) – e anche se l’ho fatto di testa e non con un pallonetto da centrocampo, mi accontento. Spero di riuscire a farne altri, ma l’importante è che l’Empoli faccia punti, poi chi segna è indifferente”.

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